L'acqua di Frankestein 1

L’acqua di Frankenstein

Frankenstein è un morto vivente.

E’ frutto dell’idea di sostituirsi alla natura, alla divinità, usando tecniche umane per dare la vita.

Ci coinvolge nel profondo, come il mito del Golem, perché la voglia di sostituirci al destino e alla natura ci prende troppo, ed è un’attrazione trasversale a tutte le culture.

 

Sull’aereo di ritorno da un viaggio in Portogallo mi è stato servito un piccolo Frankenstein: una bottiglietta in cui c’è scritto che il contenuto è “una mela”. Quello che si propone, si badi bene, non è “succo di un mela” o cose simili, ma proprio letteralmente, inequivocabilmente “una mela”. E la linea del prodotto si chiama “essenziale”, come a dire: “noi ti togliamo tutto il superfluo che la natura poveretta ti costringe a sorbire, e ti diamo la comodità di prenderti solo quello che veramente ti serve”.

Se i piccoli produttori di filiera corta e naturale, come anche Rocca Madre, si sforzano di proporre e narrare i propri prodotti come freschi, naturali e trasparenti, da un’altra parte del mercato esiste una cultura del costruito, del rappresentato artificialmente, con una narrazione del sogno magicamente ricostruito nella realtà dell’oggetto.

Questa naturalizzazione dell’artificiale ce la ritroviamo tutti i giorni nella pubblicità, e non solo di prodotti alimentari, ovviamente, perché ne è un dogma fondamentale.

 

Ma il Frankenstein più eclatante fra prodotti alimentari l’avevo trovato in un’altra occasione in Inghilterra. Mi hanno offerto una bottiglietta di acqua dal nome che sembrava semplicemente una trovata di moda: “Smart Water”. Poi lessi, facendo fatica a poterci credere, che i produttori, sentendosi molto smart, avevavo “ricreato” acqua.  Avevano distillato acqua di sorgente e reintrodotto in essa un po’ di elettroliti. Quella povera buonissima acqua di sorgente era stata sacrificata al mito del Golem. Fatta rinascere, una volta ormai uccisa dalla distillazione, riassemblando qualche sostanza chimica. Gli autori di questo colpo di genio hanno scritto sulle bottigliette di essersi ispirati al ciclo dell’acqua, alle nuvole.

 

Nelle nostre menti più che nuvole, tanta nebbia della vecchia cara Inghilterra.

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