Roccamadre | I racconti del Miscuglio – Il principe e il poliziotto
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I racconti del Miscuglio – Il principe e il poliziotto

La farina del Miscuglio di Aleppo sarà l’ingrediente principale di tagliatelle, pane e dolci natalizi sulle mense di molti nostri soci.

 

La sig.ra L è una di queste. Ha vissuto per una vita a Roma.

Il suo caro marito, morto pochi anni fa, era un bell’uomo, alto, gentile e di voce profonda. Era poliziotto, e negli anni del boom era di servizio all’ingresso di Cinecittà, in quella guardiola che quelli di noi che amano il cinema ricordano bene, nel suo inconfondibile stile da ventennio, all’ingresso degli “studios”.

Negli anni del massimo fulgore dei “colossal sulle rive del Tevere” capitava spesso al sig. Aldo di farsi dedicare un autografo magari da Gregory Peck nei giorni in cui girava Vacanze romane, o da Ava Gardner che all’epoca era “fidanzata” di Walter Chiari, o da David Niven (quello del Ponte su fiume Kwai e della Pantera Rosa), o dalla Nadia Gray della Dolce vita…Le alleghiamo al post: guardate che bel souvenir di quegli anni ’60.

E la sig.ra L mi ha detto una volta: “Quando dovesse rivedere “Ben Hur” pensi che quelle spille sulle tonache e sui pepli delle grandi attrici le ho appuntate tutte io!”

Ricordo con grande piacere come il sig. Aldo mi raccontò di un episodio che poi sarebbe comparso in molte narrazioni come aneddoto del cinema italiano.

 

Si presentò alla guardiola di Cinecittà, quel giorno, un macchinone con autista. Il superiore del sig. Aldo scrutò all’interno, poi ordinò ad alta voce con fare sorridente al sig. Aldo: “Apri pure: è Totò!”.

Il macchinone accennò ad avanzare ma si bloccò subito.

Il finestrino posteriore lentamente si abbassò e si senti la inconfondibile voce proferire: “Badi lei, non Totò! Bensì: Principe Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio!”

Si fece silenzio dappertutto. Perfino gli storni sui pini zittirono.

Il sig. Aldo scorse la mano del suo superiore tremare ancora sulla visiera nel gesto di saluto che gli si era congelato.

Aldo già temeva per il suo collega, e immaginava quanto dovesse sentirsi umiliato e con la atroce paura di essere allontanato dal quel posto.

Poi lo udì dire con voce flebile e tremante: “Eccellenza, la prego, mi scusi….sa com’è,  io nei miei servizi di guardia, di Principi qui a Roma ne vedo tanti, di Totò, invece, ce n’è uno solo!”

Se possibile si fece intorno ancora più silenzio, poi si vide nell’ombra dell’abitacolo lo scintillìo di una lacrima  e la mano di Totò uscire dal finestrino offrendo al poliziotto addirittura “una diecimilalire”, grande come un lenzuolo, mentre il grande maestro gli diceva commosso: ”Caro, una cosa così… non me l’ha mai saputa dire nessuno, neanche ‘o Presidente!”