Roccamadre | Di che pasta è fatto il socio di Rocca Madre
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Di che pasta è fatto il socio di Rocca Madre

Di che pasta è fatto il socio di Rocca Madre

Mi piace la pasta.

Un po’ per “ius soli” visto che ho il passaporto italiano, ma anche perché so cucinare non proprio male le mie linguine alle vongole, le trofie al pesto, le pennette al pomodoro, gli spaghetti alla carbonara, i fusilli ricotta e maggiorana, i tubetti in minestra coi piselli. Anche queste buonissime chitarre di Rocca Madre che si rompono un po’ troppo (effetto collaterale dell’essicazione lenta, qualche volta) me li spezzetto nella pasta e fagioli o nelle insalate di pasta o magari nella pasta al forno.

 

Mi piace questa pasta di Rocca Madre perché è buona, sana, digeribile, nutriente, bella.

 

E’ buona: il grano Senatore Cappelli è il top dal punto di vista organolettico per la pastificazione, e infatti nella classifica dei degustatori sta sopra a tutti, anche ai vari kamut ecc. La trafilatura al bronzo, poi, le conferisce una superficie “satinata” che la fa legare ad ogni sugo. E non a caso già abbiamo rinomate trattorie fra i nostri acquirenti.

 

E’ sana: la produzione è stata fatta su un campo biologico, con sistemi biologici, così anche la molitura e pastificazione, e se non bastasse le analisi fatte per valutarne micotossine e metalli pesanti sono lì a testimoniarne la assoluta salubrità.

 

E’ digeribile: il grano Senatore Cappelli ha 102 anni. Nazzareno Strampelli lo selezionò nel 1915 da varietà nord-africane (il “Jenah Rhetifah”) il cui bagaglio molecolare (in primis il glutine) è perciò immune dalle modifiche degli anni ’60 che hanno creato le varietà moderne con molecole di glutine così “poco digeribili”, per usare un eufemismo. E soprattutto l’essiccazione lenta del nostro pastaio Mennilli (28 ore a non più di 50°-60°) ne mantiene al meglio le componenti senza creare molecole “bruciate” dalle alte temperature, addirittura quasi vetrificate.

 

E’ nutriente: la semola che la origina, dà alla pasta di Rocca Madre un maggior numero di nutrienti che la semola completamente sfibrata delle paste industriali. Il suo stato “semintegrale” è privo della crusca più grossolana, ma non di una adeguata percentuale di fibre e di parti nobili della granella.

 

E’ bella: ha una pelle così setosa e mediterranea, altro che la pelle pallida, liscia come plastica, quasi atrofica delle paste industriali.

 

Ne mangio quasi un etto al giorno, ma siccome siamo tre in famiglia se ne va un chilo a settimana. Moltiplicato per 52 settimane vuol dire che ne consumo 52 chili almeno all’anno.

 

Ora mi chiedo: visti i prossimi investimenti che la nostra Cooperativa di Comunità merita, perché non collaborare tutti? Ma invece di un prestito sociale classico, regaliamoci un prestito “in pasta”.

Se infatti vogliamo partecipare alla costruzione dei prossimi passi di Rocca Madre possiamo farlo non prestando, ad esempio, 250€, ma comprandoci i 50 chili di pasta che useremo in un anno. I formati saranno misti, la scadenza, in ogni caso, resta ben più lunga di un anno, ed avremo anche la nostra quota del 2,5% di interesse: non in denaro, per essere coerenti, ma in prodotti dell’orto o in farina.

Avremo anche lo stoccaggio presso i locali di Rocca Madre, ritirando o facendoci consegnare ogni mese i pacchetti che ci servono “prelevandoli dal nostro deposito”.

 

Allora, con-soci della mia Comunità, di che pasta siamo fatti? Io con altri illuminati soci abbiamo già prenotato i nostri 50 chili…

 

 

Mario e gli altri dello staff