Roccamadre | Mettiti in proprio e fallo insieme agli altri
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Mettiti in proprio e fallo insieme agli altri

Chiara, una mia ex alunna, è venuta in classe a presentare un progetto di prevenzione dell’Asur rivolto agli adolescenti. Sorridente, entusiasta parlava ai miei alunni con molta sicurezza e riconoscenza verso la scuola che l’aveva formata. Finita la presentazione mi dice “prof mi sto laureando in psicologia a Padova, sono felice della scelta fatta, mi piacerebbe però ora iscrivermi a scienze politiche, ma sono stata a raccogliere olive e fare formaggio nell’azienda di un amico ed ero felice. Lei che mi consiglia?”. Buio totale. Cosa potevo dire di fronte a quel miscuglio di ingredienti? Unica cosa che mi frullava in testa era la frase “mettiti in proprio e fallo insieme ad altri”. A quel frullato di desideri ho risposto con una frase “metodo” che per me metteva dentro le energie generative individuali e il senso, il principio che il tutto è superiore della somma delle parti e il desiderio politico. Le stavo forse dicendo attenta! Se vuoi un vero lavoro, capace di trasformare, alimentare, soddisfare, non fidarti delle occasioni offerte dall’ente pubblico spesso mal retribuite e poco trasformative, né di quelle private sempre più esigue e in conflitto con l’ambiente e la sfera sociale, la sfida è un’altra.  Ad essere sincera per affrontare la scelta le avrei consigliato, più che un esperto di orientamento, di frequentare il nuovo corso di Geronimi Stoll “Domani mi metto in proprio” .

<<Da millenni lavorare significa costruire, alimentare, evolvere. Invece oggi ci hanno abituato a chiamare “lavoro” attività che non sono veri lavori, in cui ci pagano per fare funzionare il sistema che impoverisce noi e distrugge il Pianeta. Se distrugge, non puoi chiamarlo “lavoro”. Possiamo scoprire mille veri mestieri che servirebbero davvero, e che messi insieme in una filiera possono generare una propria economia, piccola ma concreta e non-competitiva. Allora mettersi in proprio diventa un atto di ribellione e di riscatto>>.

Le ho poi parlato della nostra Cooperativa di Comunità Rocca Madre, delle sfide che stiamo affrontando, dei nostri prodotti e l’ho invitata a curiosare nel nostro sito. L’ho salutata però con un doppio senso di colpa. Da prof non sono stata capace di dare consigli per il suo futuro professionale e da socia di una cooperativa di comunità ad una giovani così motivata, non posso ancora dire “vieni a lavorare con noi possiamo pagarti molto bene per un lavoro capace di fare buona società”.