Roccamadre | Interroghiamoci sulle pratiche commerciali sleali
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Buddenbrooks e pelati

Interroghiamoci sulle pratiche commerciali sleali

Thomas Mann, Nobel per la letteratura, nei Buddenbrooks descrive la vicenda della rovina della famiglia di ricchi borghesi di Lubecca. Tom Buddenbrook, abile e controllato gestore dei beni della famiglia, incappa nel famoso disastro del campo “in erba”. Comprare un campo di grano “in erba” (modo di dire che usiamo per indicare un giovane talento all’inizio del rivelarsi: “cantante in erba”, “pittore in erba”…) vuol dire pagarlo quando le piantine sono appena spuntate, semplice “erba” appunto, e scommettere sulla sua resa quando il frumento andrà raccolto. Tom Buddenbrook, decide di comprare quel campo da un proprietario in difficoltà economiche, facendo vincere un proprio timido scrupolo morale dalla convinzione di far fare un buon affare alla famiglia. Ma la grandine lo punirà e sarà la rovina.

Similmente, nel mercato agro-alimentare di oggi, esistono aste via internet che permettono agli industriali alimentari di vendere la propria futura produzione alla GDO (Grande Distribuzione Organizzata: Coop, Carrefour, Esselunga e così via), ed essendo aste al ribasso, finisce che, per sopravvivere, un industriale deve vincere la gara accettando prezzi bassissimi dalla GDO. Ovviamente poi succede che una scatola di pelati noi consumatori la paghiamo anche “sottocosto” ma a rimetterci nella filiera (agricoltore, industria alimentare, GDO, consumatore) è l’agricoltore che nella catena dovrà accettare prezzi sempre minori di conferimento all’industria, perchè questa a sua volta è strozzata dalla GDO nella corsa al ribasso delle aste e da una serie di altri meccanismi simili. Uno di questi si chiama “listing fee” e vuol dire che il fornitore deve pagare (non ci si crede?) alla GDO un prezzo per essere esposto sullo scaffale agli sguardi del consumatore.

Sono illuminanti, a questo riguardo, una serie di servizi di Fabio Ciconte e Stefano Liberti su “Internazionale.

Ci si rende conto che acquistare i pelati sottocosto è un pò favorire una catena al ribasso che finisce o per far pagare i costi veri dai contributi europei, ultima ciambella di salvataggio degli agricoltori (contributi che tutti paghiamo con le nostre tasse), o favorire il caporalato.

Ma equivale a dire che paghiamo o con le nostre tasse o con la connivenza col crimine il nostro sconto speciale sul pelato.

Chi ha letto “Il dilemma dell’onnivoro” di Michael Pollan può ritrovare l’identico chiarissimo fenomeno nell’industria alimentare del mais USA (Iowa in particolare). Il bassissimo prezzo del mais pagato una miseria agli agricoltori (fra l’altro costretti da questa corsa produttiva a un’agricoltura industriale altamente inquinante sotto ogni aspetto) va a vantaggio delle multinazionali della trasformazione per, ad esempio, farne mangimi per i manzi degli hamburger, o una serie di sottoprodotti fra cui addirittura il fruttosio che dolcifica le famose bevande gassate a sostituire ormai la vecchia canna da zucchero. E il compenso, seppur inadeguato, al basso prezzo pagato agli agricoltori sono i contributi derivanti dalle tasse dei cittadini americani.

Se a qualcuno va di dire la sua nella ricerca di una filiera agroalimentare più equa, per combattere le PCS (pratiche commerciali sleali) la Commissione europea lancia una consultazione pubblica  aperta a tutti, non solo agricoltori e parti interessate, ma anche cittadini. Potrebbe essere solo tempo da dedicare a un’illusione, ma può servire senza dubbio al cammino della propria informazione-formazione di cittadino. E’ utile sapere che nel questionario PMI sono le “piccole e medie imprese”. Si può fare anche in forma anonima, salvarne una bozza se si vuole riflettere o completare in seguito, dura fino al 17 novembre.