Roccamadre | Allagamenti e “Human Flow”
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allagamenti e human flow

Allagamenti e “Human Flow”

E’ troppo facile prevedere che il prossimo acquazzone a San Benedetto sarà sicuramente accompagnato da un crescendo di allagamenti, strade trasformate in torrenti, sottopassi inondati con qualche auto bloccata (speriamo niente di troppo grave). Le amministrazioni  comunali che si susseguono e la Ciip, ogni volta offrono lo spettacolo del rimbalzo di responsabilità e annunciano progetti di interventi sulla canalizzazione fognaria, misure risolutive, adeguamenti definitivi. E così sulla spiaggia: il mare erode implacabilmente? E allora si susseguono barriere, rifacimenti dell’arenile, movimenti di sabbia, terre e massi, “giardini sulla spiaggia”, ogni volta illusorie soluzioni, ogni volta immagine di reale impotenza: il bambino che voleva mettere il mare nella sua buca. Sembra ormai impossibile che i nostri attuali amministratori, locali o nazionali, si rendano conto delle conseguenze dei mutamenti climatici e fra essi dell’innalzamento delle acque.

Parallelamente sorge la considerazione di come i flussi del mare siano simili ai “flussi di uomini”.  Human flow  è, guarda caso, il titolo del film che l’artista Ai Weiwei presenta al festival di Venezia, un documentario dedicato agli attuali 65 milioni di profughi nel mondo (se fosse una nazione sarebbe popolosa più dell’Italia). Di questo “human flow”, parallelamente con i cambiamenti climatici, i nostri amministratori, locali e globali, non riescono a vedere la reale portata, illudendosi  di trovare la soluzione in barriere, blocchi e divieti ai confini, o balbettando abbozzi di cooperazione, come si capisce dalle dichiarazioni al termine del vertice di Parigi di questi giorni. Il vero assente è il coraggio di guardare in faccia le vere cause e di aprire la strada all’integrazione e alla costruzione di un’economia rispettosa dei diritti di tutti i popoli e dell’ambiente, con la equa distribuzione delle risorse e dei diritti su di esse.

L’innalzamento delle acque mi sembrava un fenomeno della nostra storia contemporanea (sambenedettese e… mondiale) perfetta metafora per i flussi di migranti. E la miopia di chi ci governa (ma anche la nostra) mi sembrava segno di inadeguatezza nell’affrontare entrambe le situazioni.

Ora addirittura ci ritroviamo che la metafora è realtà.

Infatti un articolo di Charles Geisler e Ben Currens in Land Use Policy mette insieme le due cose, l’innalzamento del mare sulla spiaggia di San Benedetto e l’arrivo di sempre più migranti a mescolarsi fra noi.

Geisler e Currens stimano infatti in 2 miliardi i profughi sparsi nel mondo prima che scocchi il 2100 (molti dei nostri figli saranno ancora vivi): sarà la “nazione” più popolosa al mondo. Più della Cina, più dell’India. E la causa preponderante di tale numero di migranti? Manco a dirlo: appunto le conseguenze dei cambiamenti climatici, primo fra tutti l’innalzamento degli oceani.