Roccamadre | Né mio né nostro e neppure vostro … ma allora di chi è?
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Panorama_Vallegrascia - Copia

Né mio né nostro e neppure vostro … ma allora di chi è?

Terre private e terre pubbliche hanno il loro padrone: una persona fisica (il proprietario) o giuridica (il Comune, lo Stato, un Ente etc.) e non c’è tanta differenza fra loro. Il fine è la produzione e il massimo utile possibile. Almeno oggi.

Un tempo le proprietà pubbliche avevano invece uno scopo  sociale, che non consisteva nel portare  denaro  nel bilancio comunale o statale, ma nel distribuire risorse e mezzi per procurarsele a chi ne avesse bisogno. Lo scivolamento di funzione in senso privatistico è un fatto abbastanza recente e ne abbiamo numerosi esempi anche sul nostro territorio. Un caso eclatante è quello della tenuta agricola di Rocca Montevarmine, proprietario il Comune di Fermo, la cui storia esemplare potete leggere qui.

Ma se un terreno non è né di un privato né di un ente pubblico, allora di chi è? E’ del territorio in cui la terra si trova.  Siamo davanti a un’altra cultura, a  un altro modo di possedere, come ci spiega il grande storico del diritto, oggi presidente della nostra corte costituzionale, Paolo Grossi. La potestà dominativa sul bene non è in mano al soggetto (la persona fisica o giuridica che usa la terra) ma all’oggetto (la terra stessa). Non si tratta di  un sogno o di una strampalata teoria ma di un modo di intendere la proprietà reale e ancora vivo anche nelle Marche nella millenaria tradizione delle 356 comunanze agrarie qui censite.  Chi ha diritti sui beni della comunanza non può venderli, passarli in eredità, dividerli, usarli a piacimento. Può soltanto fruire di  quei beni collettivi secondo le regole stabilite dagli abitanti del territorio  e per il tempo in cui abita il territorio. Più che proprietari, gli utenti delle comunanze sono  usufruttuari di terre la cui gestione deve garantire la vita del bene  e  la sua integrità  per gli usufruttuari futuri: siamo dinanzi, dunque, ad una comunità biotica e a un’economia sostenibile nell’accezione che noi diamo oggi al termine, capace cioè di soddisfare i bisogni elementari di tutta la comunità e di preservare le risorse anche per le generazioni che verranno. Per conoscere gli esiti di tale modello economico e giuridico a livello ambientale, sociale e di qualità della vita si veda qui.

Didascalia foto:

Vallegrascia di Montemonaco, una delle “ville” dei Sibillini titolari di terre collettive. Foto Marco Carobbi 1998