L’amicizia è roba da biscotti?

Rocca Madre produce biscotti e li chiama “dell’amicizia”. Sono  semplici ciambelline realizzate impastando la nostra farina, una miscela di grani del mondo, con i prodotti di aziende agricole unite dall’amicizia e dal comune intento di valorizzare il nostro territorio nel rispetto dei naturali  ritmi della terra: la cooperativa di comunità Rocca Madre (Pedaso) ha fornito farina bio di grano tenero Miscuglio di Aleppo, tipo 2, l’azienda agr. Vincenzo Mecozzi (Campofilone) ha  fornito  olio  bio extra vergine di oliva, l’azienda agr. La Fontursia  (Ripatransone) ha fornito vino bio Passerina, l’azienda Mestichi’ (Castignano, AP) ha fornito  semi bio di a nice verde.

 

“Biscotti dell’amicizia” un nome che non è un risultato di analisi di marketing, non è logo pensato per fare vendite, lo si capisce anche dalla reazione critica degli amici esperti di mercato.

Amicizia è una parola retrò, richiama antiche questioni letterarie e filosofiche. Una parola dal sapore conservativo quando fa pensare ai meeting “per l’amicizia tra i popoli” di CL, tentacolare multinazionale con un piede in sagrestia e un altro piantato saldamente nell’alta finanza e nelle istituzioni. Oggi è questione da psicologi e non è ancora pieno oggetto di analisi sociale. Se pensiamo all’amicizia la pensiamo tra persone e non tra gruppi o istituzioni. Sicuramente non è roba da biscotti. La consideriamo prevalentemente di natura diadica, intima, escludente tendente al conservatorismo e all’intolleranza. Ma amicizia e società possono incontrarsi? I vincoli di amicizia possono svolgere funzione pubblica? Secondo alcuni “Nei casi in cui la burocrazia, le istituzioni democratiche e gli organismi assistenziali non si comportino secondo le aspettative della gente, con molta probabilità le amicizie serviranno a sostituire le insufficienti prestazioni pubbliche”, ma rischiano di farlo seguendo le strade del lobbismo. Secondo altri può ostacolare la leadership. Chi analizza luoghi di lavoro sostiene anche che “se le persone non possiedono una solida base valoriale le confidenze e l’intimità che derivano dal vivere in comune possono rivelarsi rischiose per l’etica in ambito lavorativo (molestie sessuali)”. Uniche voci pro sono quelle che sostengono che “la relazione amicale funziona in ambienti di lavoro collaborativo”.

Noi di Rocca Madre cogliamo lo spunto e ne facciamo una parola “processo”. La parola amicizia non descrive ma prescrive buone relazioni collaborative tra aziende. Non sarà facile, il terreno è insidioso ma noi non demordiamo.

L’acqua di Frankenstein

Frankenstein è un morto vivente.

E’ frutto dell’idea di sostituirsi alla natura, alla divinità, usando tecniche umane per dare la vita.

Ci coinvolge nel profondo, come il mito del Golem, perché la voglia di sostituirci al destino e alla natura ci prende troppo, ed è un’attrazione trasversale a tutte le culture.

 

Sull’aereo di ritorno da un viaggio in Portogallo mi è stato servito un piccolo Frankenstein: una bottiglietta in cui c’è scritto che il contenuto è “una mela”. Quello che si propone, si badi bene, non è “succo di un mela” o cose simili, ma proprio letteralmente, inequivocabilmente “una mela”. E la linea del prodotto si chiama “essenziale”, come a dire: “noi ti togliamo tutto il superfluo che la natura poveretta ti costringe a sorbire, e ti diamo la comodità di prenderti solo quello che veramente ti serve”.

Se i piccoli produttori di filiera corta e naturale, come anche Rocca Madre, si sforzano di proporre e narrare i propri prodotti come freschi, naturali e trasparenti, da un’altra parte del mercato esiste una cultura del costruito, del rappresentato artificialmente, con una narrazione del sogno magicamente ricostruito nella realtà dell’oggetto.

Questa naturalizzazione dell’artificiale ce la ritroviamo tutti i giorni nella pubblicità, e non solo di prodotti alimentari, ovviamente, perché ne è un dogma fondamentale.

 

Ma il Frankenstein più eclatante fra prodotti alimentari l’avevo trovato in un’altra occasione in Inghilterra. Mi hanno offerto una bottiglietta di acqua dal nome che sembrava semplicemente una trovata di moda: “Smart Water”. Poi lessi, facendo fatica a poterci credere, che i produttori, sentendosi molto smart, avevavo “ricreato” acqua.  Avevano distillato acqua di sorgente e reintrodotto in essa un po’ di elettroliti. Quella povera buonissima acqua di sorgente era stata sacrificata al mito del Golem. Fatta rinascere, una volta ormai uccisa dalla distillazione, riassemblando qualche sostanza chimica. Gli autori di questo colpo di genio hanno scritto sulle bottigliette di essersi ispirati al ciclo dell’acqua, alle nuvole.

 

Nelle nostre menti più che nuvole, tanta nebbia della vecchia cara Inghilterra.

I racconti del Miscuglio – Il principe e il poliziotto

La farina del Miscuglio di Aleppo sarà l’ingrediente principale di tagliatelle, pane e dolci natalizi sulle mense di molti nostri soci.

 

La sig.ra L è una di queste. Ha vissuto per una vita a Roma.

Il suo caro marito, morto pochi anni fa, era un bell’uomo, alto, gentile e di voce profonda. Era poliziotto, e negli anni del boom era di servizio all’ingresso di Cinecittà, in quella guardiola che quelli di noi che amano il cinema ricordano bene, nel suo inconfondibile stile da ventennio, all’ingresso degli “studios”.

Negli anni del massimo fulgore dei “colossal sulle rive del Tevere” capitava spesso al sig. Aldo di farsi dedicare un autografo magari da Gregory Peck nei giorni in cui girava Vacanze romane, o da Ava Gardner che all’epoca era “fidanzata” di Walter Chiari, o da David Niven (quello del Ponte su fiume Kwai e della Pantera Rosa), o dalla Nadia Gray della Dolce vita…Le alleghiamo al post: guardate che bel souvenir di quegli anni ’60.

E la sig.ra L mi ha detto una volta: “Quando dovesse rivedere “Ben Hur” pensi che quelle spille sulle tonache e sui pepli delle grandi attrici le ho appuntate tutte io!”

Ricordo con grande piacere come il sig. Aldo mi raccontò di un episodio che poi sarebbe comparso in molte narrazioni come aneddoto del cinema italiano.

 

Si presentò alla guardiola di Cinecittà, quel giorno, un macchinone con autista. Il superiore del sig. Aldo scrutò all’interno, poi ordinò ad alta voce con fare sorridente al sig. Aldo: “Apri pure: è Totò!”.

Il macchinone accennò ad avanzare ma si bloccò subito.

Il finestrino posteriore lentamente si abbassò e si senti la inconfondibile voce proferire: “Badi lei, non Totò! Bensì: Principe Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio!”

Si fece silenzio dappertutto. Perfino gli storni sui pini zittirono.

Il sig. Aldo scorse la mano del suo superiore tremare ancora sulla visiera nel gesto di saluto che gli si era congelato.

Aldo già temeva per il suo collega, e immaginava quanto dovesse sentirsi umiliato e con la atroce paura di essere allontanato dal quel posto.

Poi lo udì dire con voce flebile e tremante: “Eccellenza, la prego, mi scusi….sa com’è,  io nei miei servizi di guardia, di Principi qui a Roma ne vedo tanti, di Totò, invece, ce n’è uno solo!”

Se possibile si fece intorno ancora più silenzio, poi si vide nell’ombra dell’abitacolo lo scintillìo di una lacrima  e la mano di Totò uscire dal finestrino offrendo al poliziotto addirittura “una diecimilalire”, grande come un lenzuolo, mentre il grande maestro gli diceva commosso: ”Caro, una cosa così… non me l’ha mai saputa dire nessuno, neanche ‘o Presidente!”

Di che pasta è fatto il socio di Rocca Madre

Mi piace la pasta.

Un po’ per “ius soli” visto che ho il passaporto italiano, ma anche perché so cucinare non proprio male le mie linguine alle vongole, le trofie al pesto, le pennette al pomodoro, gli spaghetti alla carbonara, i fusilli ricotta e maggiorana, i tubetti in minestra coi piselli. Anche queste buonissime chitarre di Rocca Madre che si rompono un po’ troppo (effetto collaterale dell’essicazione lenta, qualche volta) me li spezzetto nella pasta e fagioli o nelle insalate di pasta o magari nella pasta al forno.

 

Mi piace questa pasta di Rocca Madre perché è buona, sana, digeribile, nutriente, bella.

 

E’ buona: il grano Senatore Cappelli è il top dal punto di vista organolettico per la pastificazione, e infatti nella classifica dei degustatori sta sopra a tutti, anche ai vari kamut ecc. La trafilatura al bronzo, poi, le conferisce una superficie “satinata” che la fa legare ad ogni sugo. E non a caso già abbiamo rinomate trattorie fra i nostri acquirenti.

 

E’ sana: la produzione è stata fatta su un campo biologico, con sistemi biologici, così anche la molitura e pastificazione, e se non bastasse le analisi fatte per valutarne micotossine e metalli pesanti sono lì a testimoniarne la assoluta salubrità.

 

E’ digeribile: il grano Senatore Cappelli ha 102 anni. Nazzareno Strampelli lo selezionò nel 1915 da varietà nord-africane (il “Jenah Rhetifah”) il cui bagaglio molecolare (in primis il glutine) è perciò immune dalle modifiche degli anni ’60 che hanno creato le varietà moderne con molecole di glutine così “poco digeribili”, per usare un eufemismo. E soprattutto l’essiccazione lenta del nostro pastaio Mennilli (28 ore a non più di 50°-60°) ne mantiene al meglio le componenti senza creare molecole “bruciate” dalle alte temperature, addirittura quasi vetrificate.

 

E’ nutriente: la semola che la origina, dà alla pasta di Rocca Madre un maggior numero di nutrienti che la semola completamente sfibrata delle paste industriali. Il suo stato “semintegrale” è privo della crusca più grossolana, ma non di una adeguata percentuale di fibre e di parti nobili della granella.

 

E’ bella: ha una pelle così setosa e mediterranea, altro che la pelle pallida, liscia come plastica, quasi atrofica delle paste industriali.

 

Ne mangio quasi un etto al giorno, ma siccome siamo tre in famiglia se ne va un chilo a settimana. Moltiplicato per 52 settimane vuol dire che ne consumo 52 chili almeno all’anno.

 

Ora mi chiedo: visti i prossimi investimenti che la nostra Cooperativa di Comunità merita, perché non collaborare tutti? Ma invece di un prestito sociale classico, regaliamoci un prestito “in pasta”.

Se infatti vogliamo partecipare alla costruzione dei prossimi passi di Rocca Madre possiamo farlo non prestando, ad esempio, 250€, ma comprandoci i 50 chili di pasta che useremo in un anno. I formati saranno misti, la scadenza, in ogni caso, resta ben più lunga di un anno, ed avremo anche la nostra quota del 2,5% di interesse: non in denaro, per essere coerenti, ma in prodotti dell’orto o in farina.

Avremo anche lo stoccaggio presso i locali di Rocca Madre, ritirando o facendoci consegnare ogni mese i pacchetti che ci servono “prelevandoli dal nostro deposito”.

 

Allora, con-soci della mia Comunità, di che pasta siamo fatti? Io con altri illuminati soci abbiamo già prenotato i nostri 50 chili…

 

 

Mario e gli altri dello staff

Mettiti in proprio e fallo insieme agli altri

Chiara, una mia ex alunna, è venuta in classe a presentare un progetto di prevenzione dell’Asur rivolto agli adolescenti. Sorridente, entusiasta parlava ai miei alunni con molta sicurezza e riconoscenza verso la scuola che l’aveva formata. Finita la presentazione mi dice “prof mi sto laureando in psicologia a Padova, sono felice della scelta fatta, mi piacerebbe però ora iscrivermi a scienze politiche, ma sono stata a raccogliere olive e fare formaggio nell’azienda di un amico ed ero felice. Lei che mi consiglia?”. Buio totale. Cosa potevo dire di fronte a quel miscuglio di ingredienti? Unica cosa che mi frullava in testa era la frase “mettiti in proprio e fallo insieme ad altri”. A quel frullato di desideri ho risposto con una frase “metodo” che per me metteva dentro le energie generative individuali e il senso, il principio che il tutto è superiore della somma delle parti e il desiderio politico. Le stavo forse dicendo attenta! Se vuoi un vero lavoro, capace di trasformare, alimentare, soddisfare, non fidarti delle occasioni offerte dall’ente pubblico spesso mal retribuite e poco trasformative, né di quelle private sempre più esigue e in conflitto con l’ambiente e la sfera sociale, la sfida è un’altra.  Ad essere sincera per affrontare la scelta le avrei consigliato, più che un esperto di orientamento, di frequentare il nuovo corso di Geronimi Stoll “Domani mi metto in proprio” .

<<Da millenni lavorare significa costruire, alimentare, evolvere. Invece oggi ci hanno abituato a chiamare “lavoro” attività che non sono veri lavori, in cui ci pagano per fare funzionare il sistema che impoverisce noi e distrugge il Pianeta. Se distrugge, non puoi chiamarlo “lavoro”. Possiamo scoprire mille veri mestieri che servirebbero davvero, e che messi insieme in una filiera possono generare una propria economia, piccola ma concreta e non-competitiva. Allora mettersi in proprio diventa un atto di ribellione e di riscatto>>.

Le ho poi parlato della nostra Cooperativa di Comunità Rocca Madre, delle sfide che stiamo affrontando, dei nostri prodotti e l’ho invitata a curiosare nel nostro sito. L’ho salutata però con un doppio senso di colpa. Da prof non sono stata capace di dare consigli per il suo futuro professionale e da socia di una cooperativa di comunità ad una giovani così motivata, non posso ancora dire “vieni a lavorare con noi possiamo pagarti molto bene per un lavoro capace di fare buona società”.

A cena con l’esperto

Con Grande piacere invito tutti a partecipare a questa serata, Promossa da ISDE Ascoli Piceno in collaborazione con l’Associazione Ambiente e SaluteBlow Up e RoccaMadre cooperativa in cui incontreremo Salvatore Ceccarelli, genetista di fama internazionale che parlerà di cibo e salute, con focus sui grani, sulle modalità di selezione su campo che hanno appunto dato vita ai MISCUGLI che rispettano criteri di sostenibilità, produttività, e salute per chi mangia, ma sopratutto rendono autonomo l’agricoltore, perchè ognuno può creare un proprio miscuglio adatto al proprio terreno. Durante la serata avremo modo di incontrare anche alcuni produttori Biologici della nostra zona e di gustare i loro prodotti che saranno utilizzati come materia prima nella cena. In particolare degusteremo Pasta e pizze realizzate con farina della cooperativa agricola di comunità ROCCA MADRE ( miscuglio di Aleppo) Olio della CASETTA BIO e dell’azienda AMURRI e FOGLINI, pane della cooperativa Le COSTE DEL SOL. Vi invito a partecipare e diffondere: Prendiamo in mano la nostra salute con la conoscenza per difenderci da chi vuole venderci cibo che non è sano utilizzando pesticidi. Vi aspettiamo

SCUOLA EVOLUTIVA della Comunità nuovo mondo – 26 novembre 2017

AVVIO DELLA SCUOLA EVOLUTIVA e della SCUOLA DELLE BUONE PRATICHE

Giornata intensa di alto profilo, con il primo incontro, aperto a tutti, della Scuola evolutiva, o scuola delle relazioni, della Comunità nuovo mondo, e primo avvio anche della Scuola delle buone pratiche.

La scuola evolutiva riguarda temi adatti a migliorare la relazione con se stessi e con gli altri, ad aiutare a trasformare e superare gli aspetti dell’ego e a liberare ed esprimere maggiormente le potenzialità individuali, soprattutto in relazione alle attività comunitarie. La scuola vuole anche aiutare a trasformare i conflitti in potenzialità e a prendere decisioni condivise nei gruppi.

Raccomandiamo la puntualità: la scuola andrebbe partecipata dall’inizio, per cui vi chiediamo di arrivare in orario.

Tutte le informazioni le trovere qui.

Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini attenti e consapevoli possa cambiare il mondo.

In realtà è sempre accaduto così (Margaret Mead, antropologa)


Grazie      Vi aspettiamo     I soci della CNM

In prossimità di S.Martino l’anno agricolo riparte

Care/i soci e amici di Rocca Madre,
 
in prossimità di S.Martino l’anno agricolo riparte e anche noi riprendiamo i contatti con voi dopo un periodo di relativo silenzio.
 
A brevissimo ci faremo risentire con la nostra offerta di verdure dell’orto.


Intanto  vi proponiamo i prodotti   della nostra filiera dei cereali:
la pasta è di grano duro Senatore Cappelli in sette formati: spaghetti, linguine, chitarra, pennette, fusilli, strozzapreti e tubetti.
La farina, di Tipo 2, viene dal miscuglio di grani teneri detto “ di Aleppo” macinata a pietra.
 

Siete  disponibili ad ordinare, prima delle feste natalizie, quantitativi di pasta (almeno 10 kg di diversi formati ad euro 5,00 al kg, anziché 5,50) e farina (almeno 5kg ad euro 2,60 al kg anziché 2,80)?


Probabilmente potrebbe servirvi una vostra scorta di pasta e farina che sono forse tra le migliori reperibili sia dal punto di vista gastronomico che nutrizionale, e potrebbe essere anche l’idea giusta per vostri regali natalizi.
 

Cio’ permetterebbe a voi soci e clienti abituali di avere i prodotti prima del loro esaurimento e contemporaneamente di dare una mano a Rocca Madre, in questa fase di importanti investimenti (riorganizzazione dell’orto, adeguamento locale di Pedaso che poi avrà un ampio spazio sociale per attività comuni).

Se volete fare questo ordine “di sostegno” a Rocca Madre, potete contattare direttamente Mary Pazzi  angelapazzi@yahoo.it  (cell. 3498329661) Olimpia Gobbi gobbiolimpia@gmail.com  (cell. 3204395338).

Sappiamo che l’anima di una Cooperativa di Comunità richiede partecipazione,  ma i tanti impegni su più campi ci hanno reso difficile organizzare assemblee e di questo ci scusiamo.
Così come ci scusiamo del silenzio delle ultime settimane dovuto ad una fase molto impegnativa sul piano dell’adeguamento alle norme (etichette per la pasta e farina conformi, richiesta delle  autorizzazioni per il  locale di Pedaso) e di ripensamento delle nostre future attività .
A brevissimo, però, ci vedremo.
Intanto vi preghiamo di sentirvi parte viva della nostra impresa solidale prendendo in considerazione e rispondendo alla proposta di questa mail.

 

 

 Grazie per la collaborazione

Mario Carini e l’intero gruppo di coordinamento di Rocca Madre

Genetisti in pasto agli agricoltori

Salvatore Ceccarelli e Stefania Grando hanno voluto incontrare un gruppo di agricoltori piceni per parlare di cereali.

Lo hanno fatto sabato 21 ottobre nel bel refettorio dell’azienda Aurora, non nuova a aprire le sue porte a chiunque voglia fare buona cultura e proporre idee in assoluta vera amicizia.

Non si è parlato di poche elette varietà,  ma di migliaia, e tutte mescolate insieme: l’oggetto dell’incontro infatti è stato lo scambio di esperienze sulla coltivazione degli ormai conosciutissimi miscugli che Ceccarelli ha studiato per  molti anni a fianco di agricoltori di tutto il mondo, dalla Siria alla California.

Ormai questi miscugli non sono più solo oggetto di studi, ma cibo, cibo di grande valore nutrizionale, cibo di origini così antiche eppure proiettato in maniera inequivocabile al futuro.

Durante la serata accanto a Ceccarelli e alla Grando, gustando pani prodotti con quei miscugli di grani offerti dall’Aurora e la pasta Senatore Cappelli offerta da Rocca Madre, si sono avvicendati a raccontare la loro esperienza, letteralmente sul campo, gli agricoltori che da alcuni anni qui in Italia hanno capito l’importanza di questa idea. Fra loro Modesto Petacciato di San Giuliano di Puglia, che ha condiviso con gli agricoltori piceni la sua esperienza pluriennale.

Al di là delle disquisizioni tecniche su semina, raccolta, trasformazione, la grande importanza dell’incontro è stata la fecondissima vicinanza di scienziati e agricoltori, non parlando ex cathedra, ma condividendo. Scienziati contadini accanto a contadini scienziati.

La scelta, molti anni fa, di Ceccarelli fu infatti quella di uscire dalla genetica isolata nei centri di ricerca a selezionare varietà “prepotenti”, che in nome di teoriche grandi rese chiedevano un impegno produttivo enorme al coltivatore e alla terra, spesso inquinando entrambi, e ancor più spesso non riuscendo ad adattarsi alle diversià ambientali. La scelta di Ceccarelli e della Grando fu quella di affiancarsi nei campi con i migliori contadini cerealicoltori, in nord africa, in medio oriente, nella “mezzaluna fertile”.

Far avanzare l’idea, quindi, che la genetica non deve creare un prodotto a cui far adattare i coltivatori, ma assorbire dai coltivatori le varianti genetiche che più si adattano alla produzione di sano cibo. Ovunque, con ogni terreno, con le tanti varianti legate alle latitudini e al comportamento meteorologico diverso. Si capisce che questa è una risposta intelligente al  cambiamento climatico. Se al cambiamento climatico ci si deve confrontare con due tipi di misure: adattamento e riduzione delle cause, l’indirizzo di politica genetica legato ai “miscugli” si rivela in tutta la sua importanza.

Un’occhiata, per chi non l’ha ancora data, a miscugli.it può informare adeguatamente.

Rocca Madre ha affiancato l’Auroravini nel preparare la serata, ed ha portato i propri soci conferitori, agricoltori bio piceni, a condividere la propria esperienza.

Il successo dell’incontro l’ha dato il tasso di cordialità e la poca voglia di lasciarsi alla fine.

E’ stato un bel miscuglio.